Stress, ansia, anoressia:

Sintomi funzionali

 

IL SINTOMO FUNZIONALE COME “SOGNO DEL CORPO”

Prof. DIEGO FRIGOLI:
Fondatore e promotore del pensiero ecobiopsicologico, Psichiatra, Psicoterapeuta e Direttore della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Istituto ANEB. Innovatore nello studio dell’immaginario con particolare riferimento all’elemento simbolo in rapporto alla sue dinamiche fra coscienza individuale e collettiva.

 

 

Sin dal secolo scorso gli psichiatri avevano osservato che esistevano dei pazienti affetti da sintomi fisici privi di una base organica in quanto espressione di fattori psicologici, di cui la nevrosi e la neurastenia in particolare erano considerate come gli esempi più tipici (Nota 1). Con l’evoluzione del concetto di nevrosi – non più intesa come disturbo funzionale dell’equilibrio dell’attività cerebrale ma come disturbo legato all’ansia – l’interesse generale per lo studio di queste malattie organiche in collegamento eziologico con fattori psicologici iniziò a scemare, e dall’iniziale visione di malattia organica di interesse neurologico, la nevrosi e la nevrastenia furono intesi come disturbi psichiatrici. In quest’ottica il termine “funzionale”, specifico di queste patologie, divenne sinonimo di psicogeno, con lo stesso significato valido ancor oggi (Nota 2). Attualmente il termine funzionale è esteso a tutta una serie di sintomi privi di una base organica dimostrabile e dunque si applica ben al di là del concetto di nevrosi, lasciando intendere una possibile eziologia unitaria in settori diversi privi di una loro omogeneità concettuale.

Ciò nonostante il concetto di sintomo funzionale continua ad essere usato per indicare quei pazienti affetti da sindromi somatiche determinate da un’eziologia psicogena e nonostante si sia cercato di superare gli equivoci legati a tale terminologia proponendo la definizione di “somatizzazione”, il termine “funzionale” sussiste ancora nella terminologia medica come espressione di molti fenomeni organici legati ad una patologia emozionale (Nota 3). Comunque sia oggi si ammette che i sintomi funzionali siano dotati di un “senso” non immediatamente decodificabile, tale da permettere al paziente di attuare tramite il corpo sofferente una sorta di comunicazione a valore soggettivo e relazionale. Soggettivo, perché così facendo le emozioni conflittuali possono esprimersi ricorrendo ad una sorta di codice arcaico legato al “dolore”, risparmiando al paziente la consapevolezza del “senso” delle proprie vicissitudini, e oggettivo, perché i sintomi organici permettono al paziente all’interno di un quadro relazionale socioculturale di adottare il ruolo di “malato”, con tutti i vantaggi interpersonali gratificanti per tale posizione narcisistica.

Al di là di queste considerazioni generali, è indubbio che i sintomi funzionali implicano un’attenzione specifica ai meccanismi psicologici sottostanti, che assumono un significato solo quando siano stati interpretati correttamente nel loro contenuto emozionale. In assenza di quest’informazione, di solito espressa tramite le parole, la psiche ricorre al corpo come veicolo privilegiato per esprimere emozioni nascoste. Si determina così, accanto al linguaggio verbale costruito con una sua grammatica ed una propria sintassi, un analogo linguaggio somatico e corporeo di difficile decodificazione perché dipendente dalle regole dell’inconscio (Nota4). Freud ha fatto spesso notare come il sintomo corporeo abbia una stretta analogia con il sogno, perché entrambi le manifestazioni rappresentano una forma di compromesso fra istanze inconsce inaccettabili e i meccanismi difensivi della censura. Pertanto in ogni sintomo somatico, come in un sogno, vi sarà un aspetto nascosto che costituisce il “senso” del disturbo, deformato dalle istanze difensive, che contribuiranno a rendere il significato del sintomo incomprensibile per la coscienza (Note 5 e 6).

Il vomito, ad esempio, avrà il senso latente di esprimere un rifiuto emotivo, ma questo contenuto viene deformato dall’ambivalenza dell’introiezione apparente (l’ingestione del cibo) con una pseudoaccettazione emotiva della relazione; l’espulsione successiva potrà manifestarsi solo quando la fantasia latente del rifiuto sarà diventata operante (Nota 7).

Nel processo di formazione di un sintomo, come accade nel lavoro onirico, saranno in atto i processi di condensazione e di spostamento, che sono specifici del processo primario, secondo il quale l’energia psichica dell’inconscio fluisce liberamente passando da una rappresentazione psichica all’altra finendo per riunirle in una rappresentazione unica che contiene tutti i significati portati dalle catene associative, intersecati fra loro (condensazione). Accanto alla condensazione è specifico nella formazione del sintomo, anche il meccanismo dello spostamento secondo il quale una rappresentazione spesso di apparenza insignificante può vedersi attribuire tutto il valore psichico, il significato e l’intensità originariamente attribuita ad un’altra rappresentazione (Nota 8). Come esempio di “condensazione” presente in sindromi organiche, osserviamo che nelle cefalee muscolo tensive a localizzazione frontale sono spesso presenti sintomi quali la fotofobia, la lacrimazione, la nausea e spesso il vomito.

La motivazione inconscia delle cefalee frontali è la presenza di un nucleo inespresso di fantasie ostili ed aggressive, che vengono in modo coatto rimuginate continuamente. Tale azione è simboleggiata dalla scelta della sede anatomica di localizzazione del dolore, la fronte cioè, sotto la quale esistono i poli frontali del cervello in cui, come è noto, accadono i processi elaborativi del pensiero. In tali pazienti, accanto ai nuclei ostili, vi sono profonde angosce di colpa per l’aggressività rimossa, e tale sentimento sarà espresso dalla lacrimazione accessoria. A sottolineare poi la rimozione di tali emozioni, dovremo interpretare la fotofobia come un fastidio per la “luce” della coscienza ad elaborare il conflitto inconscio, mentre la nausea sarà in accordo con il rifiuto psicologico a tollerare le fantasie ostili.

Come esempio di “spostamento” presente nei sintomi organici rileviamo che il prurito è da porsi in relazione a fantasie specifiche inaccettabili che sono simbolicamente “portate via” con violenza dal corpo, quasi che la pelle rappresenti in chiave somatica quella “pelle psichica” che circoscrive e delimita l’ego (Nota 9).

Nella visione psicoanalitica freudiana il sintomo come il sogno esprime sempre una forma di soddisfacimento sostitutivo ed estremamente mascherato di desideri inconsci ripudiati dalla coscienza, che riappaiono di fronte all’io come ritorno del rimosso. Se l’inconscio, in questa impostazione, è considerato come un serbatoio di pulsioni inaccettabili, di desideri ed emozioni rimosse, di tendenze opposte alla coscienza, né deriverà che i sintomi come i sogni saranno sempre il risultato di un compromesso tra la forza pulsionale delle immagini inconsce ad invadere la coscienza, e i meccanismi di difesa della censura, che permetteranno a tali forze primarie di scaricarsi solo quando il loro contenuto sarà stato sufficientemente neutralizzato da non essere più riconosciuto nella sua pericolosità dalla coscienza stessa (Note 10 e 11).
A questa visione riduttiva dell’inconscio e delle sue manifestazioni, si contrappose C.G. Jung, il quale criticò l’assolutismo della concezione freudiana dell’inconscio e il dogmatismo della teoria della libido sessuale. Secondo Jung, Freud può essere considerato come un rappresentante storico dell’epoca vittoriana, con una concezione dell’inconscio impigliata nella concezione della repressione sessuale, senza mai uno spiraglio sulla positività delle forze soccorritrici e risanatrici dell’inconscio, capaci di orientare la psiche del malato (Nota 12). Nella concezione freudiana dell’inconscio ogni cosa è riportata ai suoi elementi sfavorevoli e dubbiosi, e quando questi non esistono direttamente se ne postula comunque la presenza. Se questo metodo eminentemente negativo può essere giustificato nei confronti della nevrosi, tuttavia quando esso venga applicato alle manifestazioni naturali e ai bisogni vitali degli individui si rivela profondamente inadeguato, perché incapace di fornire un progetto e un telos all’esistenza se non fra le pieghe dei dubbi e degli inganni della mente.
Al contrario del pensiero freudiano, Jung, saldamente radicato nella realtà storica de suo tempo, ci ha proposto un modello dell’inconscio individuale e collettivo, dove le forze che si agitano in esso, pur contraddittorie e ricche di tensioni come voleva Freud, mantengono tuttavia in sé una capacità di compensazione e di riequilibrio per la vita conscia permettendo a quest’ultima di orientarsi secondo il progetto profondo del Sé. Di conseguenza il sogno, non sarà più il luogo del rimosso come voleva Freud, ma diventerà una produzione attiva caratterizzata da una sua totalità strutturale come accade nei drammi greci (Nota 13). In esso si potrà distinguere un luogo e un tempo, ovvero un contesto in cui avviene l’azione onirica dei personaggi del sogno; si evidenzierà anche la cosiddetta esposizione del problema del sogno, ovvero il tema su cui l’inconscio dovrà pronunciarsi; farà seguito la peripezia del sogno vera e propria asse portante dello stesso destinata a portare l’azione onirica ad un punto culminante che esiterà nella trasformazione delle immagini; e da ultimo vi sarà la lisi o soluzione del sogno, ovvero il suo senso per la coscienza e le sue indicazioni compensatorie ad essa (Nota 14). Si parlerà di “compensazione” onirica perché di regola l’inconscio equilibrerà in modo complementare la vita della coscienza. Infatti, quanto più l’atteggiamento cosciente sarà unilaterale e allontanerà la psiche dalla sua progettualità vitale, tanto più si faranno sogni vivaci e compensatori, indice della capacità autoregolatrice dell’individuo (Nota 15).

In questa prospettiva anche il sintomo funzionale, che rappresenta una manifestazione diretta dell’inconscio, potrà essere considerato in molti casi come compensatorio della coscienza. Vi sono, infatti, sintomi funzionali che rispondono meglio al criterio freudiano della rimozione di contenuti inaccettabili, ma ve ne sono altri che sono palesemente l’espressione di un’attività compensatoria dell’inconscio. Ad esempio una reazione psicosomatica di arrossamento del volto legata al sentimento della vergogna farà riferimento a contenuti inaccettabili per la coscienza, ma una sudorazione improvvisa che si accompagna ad un atteggiamento troppo rigido sul piano del pensiero, testimonia l’esigenza di un necessario compenso di aspetti emotivi e “liquidi” di fronte a una rigidità troppo unilaterale della vita psichica.

Tenendo presente che i due modelli dell’inconscio prima considerati possono convergere in un unico modello capace di riassumere entrambe le strategie, ed applicando questo modello unitario ai sintomi funzionali come espressione diretta dell’inconscio, si osserverà che i sintomi funzionali potranno essere considerati come veri e propri sogni del corpo che obbediranno alle leggi individuate da Freud e Jung come costitutive del sogno. Anche nel sintomo funzionale dunque si potranno rintracciare tutti gli elementi prima delineati a proposito del sogno come costruzione simile al dramma greco. Ad esempio, si pensi a una tachicardia parossistica sopraventricolare: lo “spazio” e il “tempo” saranno rappresentati dalle modalità in cui il sintomo insorge; il personaggio in gioco sarà dato dal “cuore” come simbolo della vita affettiva; la “peripezia” sarà rappresentata dall’accelerazione del battito cardiaco come espressione di un culmine destinato a trasformare la vita affettiva del malato; la “lisi” o “soluzione” del sintomo sarà l’aspetto compensatorio di una vita affettiva troppo povera di emozioni coinvolgenti. Altro esempio riguarderà un disturbo della sfera genitale. Un’amenorrea avrà un contesto spazio-temporale specifico di insorgenza, un personaggio in gioco, l’utero e il suo significato simbolico come espressione di individualità femminile, una peripezia, l’assenza del sangue come blocco delle emozioni adulte e un ritorno alle fantasie infantili, e una lisi o soluzione come necessità di mediare una vita psichica attraverso aspetti infantili che non vengono opportunamente presi in considerazione nella loro importanza da un io troppo isterilito nella affermazione dei propri aspetti adulti. Questa conclusione è particolarmente evidente nell’anoressia nervosa, che si manifesta con un’iniziale amenorrea proprio nelle pazienti dominate da un atteggiamento falsamente evoluto in chiave egoica.

Al di là di ulteriori considerazioni su altri esempi di sintomi funzionali, che nella loro struttura ricordano la costituzione del sogno, ci preme qui sottolineare come tali sintomi finiscano per dilatare il concetto stesso di fenomeno onirico, proponendo per esso un’estensione anche al corpo e ai suoi dinamismi. Ciò comporta, come ricorda Jung, che l’atto del sognare avviene continuamente, coinvolgendo una serie di sottosistemi corporei, organi ed apparati, i cui stimoli vengono continuamente inviati alle sedi della sostanza reticolare cerebrale, la quale provvede attraverso complessi relais ad attivare la corteccia cerebrale.

Se sogniamo continuamente perché non ce ne accorgiamo? Jung risponde che la coscienza fa un tale rumore da oscurare le informazioni degli organi ed apparati condensati nei relais cerebrali. Durante la notte, con la diminuzione degli stimoli esterni, la vita degli organi e degli apparati si fa manifesta e si rivela alla psiche notturna in forma simbolica. Non si sogna, ma si è sognati, perché noi siamo gli oggetti del sogno, che accade attraverso gli organi e gli apparati, i quali rappresentano vere e proprie strutture dotate di estesia sensoriale seppur inconscia, aperte al mondo interno del nostro corpo così come all’esterno di esso (Nota 16). Secondo un’ottica filogenetica, il sogno rappresenta il sedimento funzionale proprio della modalità arcaica dello psicosoma in evoluzione, per cui come gli organi e le funzioni nella scala evolutiva si interiorizzano progressivamente nel corpo, le sensazioni un tempo solo esterne divengono immagini interne destinate a costruire quel substrato necessario a ciò che in futuro verrà chiamata coscienza. Come poi il corpo possiede al centro della sua struttura materiale un ordine filogenetico dato dal DNA, così per le immagini psichiche si dovrà postulare un analogo ordine interno, capace di dare senso, direzione e progetto in obbedienza alle regole dell’evoluzione. Non sempre nei sogni e nei sintomi funzionali è rintracciabile tale senso e progetto sovraindividuale di trasformazione, ma in qualche malattia specifica come i tumori saranno presenti spesso fantasie specifiche di rinnovamento e di trasformazione esistenziale completa, analoghe all’esigenza della cellula tumorale di differenziarsi dal contesto dell’ambiente cellulare originario (Nota 17).

Al di là di ogni ulteriore considerazione teorica sul rapporto fra sogno e corpo, giova qui considerare i sintomi funzionali come veri e propri dinamismi strutturati dell’inconscio e proiettati sullo schermo del corpo come rappresentazioni materializzate legate all’esigenza comunicativa di problemi specifici non altrimenti risolti dal linguaggio.

I sintomi funzionali, con la loro struttura complessa di irradiazioni dolorose, di coinvolgimento di organi vicini, di innervazioni atipiche, di alterazione della funzionalità organica, ecc., si presentano come una totalità dotata di una grammatica primitiva e di una sintassi analogica espressione del linguaggio universale dell’inconscio, che opera contemporaneamente sul piano psicologico con fantasie emotive specifiche e sul piano del corpo con analoghe manifestazioni fisiche, entrambe legate da un unico senso, quello di informare l’io sulla direzione della propria progettualità.

Note:
1 Lopez–Pinero J.M., “Historical origines of the concept of neurosi”, Cambridge University Press, 1983
2 Wessely S., “Old wine in new bottle: Neurasthenia and «ME»”, Psychological Medicine 20, 35-33, 1990
3 Murphy M., “Somatization: embodying the problem”, British Medical Journal, 298, 1331-1332,1989
4 Frigoli D., Ottolenghi D., “Il linguaggio dell’inconscio e la sincronicità”, in: Frigoli D. (a cura di ) La Forma, L’immaginario e l’Uno, Guerini, Milano 1993
5 Deutsh F. (a cura di), Il misterioso salto dalla mente al corpo, Martinelli, Firenze 1975
6 Stinnett J.L., “The functional somatic symptom”, The Psychiatric Clinic of North America, 10, 19-33, 1987
7 Haynal A., Pasini W., Medicina psicosomatica, Masson, Milano 1982
8 Laplanche J., Pontalis J.B., Enciclopedia della psicoanalisi, Laterza, Bari 1974
9 Resnik S., Persona e psicosi, Einaudi, Torino 1976
10 Freud S., Introduzione alla psicoanalisi, in: Opere, Vol. VIII, Boringhieri, Torino 1976
11 Mitscherlich A., La malattia come conflitto, Feltrinelli, Milano 1976
12 Jung C.G., Il contrasto tra Freud e Jung, Boringhieri, Torino 1975
13 Jung C.G., “L’essenza dei sogni”, Opere, Vol. VIII, Boringhieri, Torino 1976
14 Jung C.G., “Considerazioni generali sulla psicologia del sogno”, in: Opere, Vol. VIII, Boringhieri, Torino 1976
15 Jung C.G., ibidem
16 Jacobi J., La psicologia di C.G. Jung, Boringhieri, Torino 1973
17 Ottolenghi D., Frigoli D., “Cancro e Aids: una simmetria psicosomatica”, in: Frigoli D. (a cura di) La Forma, l’Immaginario e l’Uno, Guerini, Milano 1993
 
Bibliografia:
Deutsh F. (a cura di), Il misterioso salto dalla mente al corpo, Martinelli, Firenze 1975
Freud S., “Introduzione alla psicoanalisi”, in Opere, Vol. VIII, Boringhieri, Torino 1976
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Jacobi J., La psicologia di C.G. Jung, Boringhieri, Torino 1973
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Wessely S. “Old wine in new bottle: Neurasthenia and «ME»”, Psychological Medicine 20, 35-33, 1990